Storie di design: Adele, vincitrice del premio Good Design Award 2021

Intervista a Folco Orlandini di Orlandini Design

Una struttura portante in pressofusione di alluminio e un’anima elegante e contemporanea. Non ci sono dubbi sul carattere unico e innovativo di Adele, la linea di sedie direzionali d’ufficio di Viganò & C. Dotata di una sorta di esoscheletro leggero ma robusto, con funzione portante ed estetica, questa seduta è figlia della moderna visione dell’ambiente lavorativo, che deve essere prima di tutto un luogo di benessere psicofisico. Il suo valore unico è stato riconosciuto dal prestigioso Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design, che ha conferito ad Adele il premio Good Design Award 2021.

Ma come nasce una seduta degna di tale riconoscimento?
Lo spiega Folco Orlandini di Orlandini Design, lo studio che ha firmato il design di Adele.

Da dove avete tratto ispirazione per realizzare il design di Adele?

Per quanto mi riguarda, il design di un oggetto parte sempre da determinati fattori funzionali, estetici e produttivi che vengono poi tradotti in una forma. Nel caso di Adele avevamo un vincolo inderogabile: doveva presentare sia lo schienale imbottito che lo schienale in rete. È questo che ci ha indirizzato verso una struttura portante perimetrale su cui potessimo fissare i diversi materiali. Adele doveva essere una executive chair, ovvero una sedia di alto livello; quindi, anche la scelta dei materiali è andata spontaneamente nella direzione dell’alluminio pressofuso piuttosto che verso la plastica o altri materiali meno pregiati.

Da archetipo della sedia tecnica, la collezione di sedie da ufficio di Viganò & C. è diventata una vera icona del design moderno: quali sono gli elementi che la rendono unica?

Credo che Adele sia la perfetta sintesi fra comfort ergonomico e minimalismo estetico.
Da sempre le sedie da ufficio devono rispondere a determinati standard ergonomici, per questo motivo devono essere fornite di innumerevoli regolazioni quali inclinazione e altezza dello schienale, altezza del sedile e dei braccioli, profondità della seduta e del supporto lombare. Tutte queste variabili si concretizzano in meccanismi che hanno sempre appesantito molto l’estetica della sedia rendendola estremamente funzionale ma poco gradevole nelle forme. La tendenza degli ultimi anni, soprattutto nelle sedie executive, è, al contrario, di alleggerire il design rinunciando a qualche regolazione ergonomica in funzione di un minimalismo estetico più sobrio ed elegante. Nello sviluppo di Adele abbiamo prestato molta attenzione a questo bilanciamento tra funzione ed estetica togliendo il superfluo e raggiungendo il risultato ottimale.

Stiamo assistendo a una rivoluzione degli ambienti d’ufficio, e del mondo del lavoro in generale, senza precedenti: come è cambiato il ruolo dei designer?

Il ruolo del designer, in realtà, non è cambiato. Consiste da sempre nell’analizzare e interpretare i cambiamenti e le esigenze del vivere quotidiano creando oggetti e linguaggi estetico-funzionali che diano una risposta a tali esigenze. Negli ultimi anni l’ambiente di lavoro è cambiato radicalmente nella suddivisione e nell’utilizzo degli spazi. I confini tra ambito residenziale e lavorativo sono sempre più labili, le aree pubbliche sono quasi sempre attrezzate per un lavoro occasionale. Di conseguenza, gli elementi di arredo devono stare al passo con questi mutamenti offrendo grande flessibilità compositiva e possibilità di riconfigurazione.

Nel 2021 il Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design ha conferito ad Adele il prestigioso premio Good Design Award. Quali sono state le motivazioni di questa scelta?

Tipicamente Adele riprende alcuni canoni iconici delle sedie da ufficio, come, ad esempio, i fianchi portanti, e li traduce in una sedia attuale e situata nel proprio tempo. Forse è questo recupero storico attualizzato che ha colpito il Chicago Athenaeum.

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